Sono dispositivi aperti che hanno bisogno degli altri per compiersi e per completarsi.
Questi formati si generano attraverso una metodologia di creazione collettiva che ho implementato negli anni lavorando a stretto contatto con bambine e bambini, genitori, insegnanti. Si tratta di un modus operandi basato sul non giudizio che mette in evidenza in modo naturale il pensiero spontaneo dei partecipanti, le loro volontà e le loro attitudini senza creare protagonismi, valorizzando l’immaginazione e il contributo di ognuno fino a comporre una sintesi.
Inventare insieme qualcosa permette ai bambini di migliorarsi imparando gli uni dagli altri e di sentirsi parte di un tutto poiché si instaurano legami che lasciano il segno.
Quello che faccio è invisibile, parla alle pance e alle energie, riguarda gli aspetti legati al sottile (sentire, immaginare, pensare), lascia emergere informazioni su di sè e sul mondo che restano sospese nell’attesa di associarsi ad altro, per compattarsi e tracciare dei significati.