BIOGRAFIA

Le foto della mia infanzia parlano di pomeriggi interi dedicati all’avventura trascorsi con mia sorella maggiore, i miei cugini e gli altri bambini del condominio situato in provincia di Firenze.
Avevamo a disposizione: le biciclette di tutti, gli slittini auto-prodotti, i paesaggi per appoggiare l’immaginazione e una pluralità di spazi aperti.
Con acchiappini, pedalate e nascondini ho messo sù una sana e robusta costituzione, ho tolto la prima corazza di timidezza, ho assimilato il mio personale modello di libertà.
Sono stata una figlia brava quando ho intrapreso percorsi di studio e di lavoro sicuri.
Sono stata una figlia leale quando, dopo un periodo nero, ho detto ai miei genitori che non era cosa per me.
Ci sono delle persone che stanno bene sulle traiettorie certe e ci sono delle persone che si realizzano sui sentieri scoscesi, perché il loro spirito propende verso una certa misura di rischio. Questo non le rende migliori o peggiori di altre, le rende quello che sono.
Con lo sguardo tremante di mio padre su di me ho preso armi e bagagli per incamminarmi verso Firenze, senza avere la benché minima idea sul da farsi.
Sono rimasta impacciata per un po’, poi ho recuperato una bicicletta e da lì ho preso il via verso le lezioni di teatro, i corsi all’università, i seminari di yoga e i primi progetti nelle scuole.
Nelle frequentazioni assidue degli spazi sacri del teatro e del tappetino ho instaurato una comunicazione con l’invisibile e lì mi sono sentita bene, di un bene superiore.
Mi sono sentita esattamente dove dovevo stare, mi sono sentita sulla mia strada.
Essermi imbattuta nel mio scopo rendeva le cose semplici, ma non facili. Per una serie di dispetti (o di segni, ndr) del destino gli unici soggetti che volevano fare teatro e praticare yoga con me erano bambini.
Mi sono presa un tempo per ragionarci sopra. Il mio sistema di funzionamento è di tipo analitico: problematizza, scinde, filtra, stabilisce un nome alle cose e, infine, elabora dei significati. Alla fine mi sono detta: “si vede che deve essere così!”
Con la fiducia nel cuore ho afferrato la prima suggestione che mi è balenata in testa e l’ho portata a un gruppo di bubini in una scuola, fu la svolta. Così ho ripetuto il tutto per una seconda volta e per una terza, poi ho perso il conto.

febbraio 2020

Ogni incontro si trattava di escogitare di sana pianta qualcosa, di prepararsi con rigore e di farmi spazio vuoto per rimettere in discussione i miei programmi in base alle indicazioni dei miei compagni di lavoro.
Inizialmente tutto era “per conto terzi” poi, una volta agguantata una discreta familiarità e teorizzato una strategia operativa, ho fatto l’upgrade. Ho coniato un mio alter ego on line (post-land.com) per riversarci dentro il mio temperamento visionario e per diffondere il mio lavoro.
Poi sono giunti i giorni cruciali e le notti rivelatrici:
i giorni delle conferme che poi sono diventate soddisfazioni,
i giorni in cui i miei amici hanno scelto altre mete di vita,
i giorni in cui lo sguardo di mia madre su di me si è dissolto,
i giorni in cui i miei bagagli sono stati un fardello di cui disfarsi.
Le notti delle domandone imprescindibili che mi graffiavano nel sonno. Graffi che hanno formato un solco e poi un dirupo che, di colpo, mi ha risucchiata.
Le notti in cui mi sono lasciata rotolare a testa in giù piano piano e nella caduta adocchiavo qualche parola chiave, qualche rimasuglio di avvenimenti conservati qua e là.
Ma il bello dei capitomboli è che, a un certo punto, ci si ferma. Perché si è raggiunto un nuovo centro.
Ci si rialza, non si è stanchi, al limite ci si toglie la polvere di dosso e dopo si ride.
Mi sa che questa cosa me l’hanno insegnata i bambini.
Io, alla fine della mia caduta, mi sono diretta verso lo specchio e nella mia immagine riflessa ho visto, per la prima volta, le spalle meno incurvate, gli occhi più limpidi e i piedi ben attaccati a terra.

 

P.S. le verità che ho raccolto da questo viaggio a ritroso nel mio spazio interiore le svelerò più avanti.
P.P.P.S. se per puro caso vi riconoscete in qualche frammento di qs pippone seguitemi…

Alice rise: “è inutile che ci provi, non si può credere a una cosa impossibile.”
“Oserei dire che non ti sei allenata molto”, ribatté la Regina. “Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz’ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione.”